Le regole dei grandi trader sono i pochi principi che, secondo Jack Schwager e George Coyle nell’episodio del podcast “Chat With Traders” dedicato alle lezioni di un secolo di Market Wizards, ricorrono nei migliori trader di ogni epoca. La domanda di fondo è semplice: cosa accomuna i grandi trader da oltre 100 anni, al di là del metodo, dello strumento o del periodo storico? La risposta che emerge dalla ricerca di Coyle e dalle interviste di Schwager è che non contano le previsioni, ma tre regole di comportamento più la qualità che le tiene insieme, la gestione del rischio. In questo articolo riassumiamo quei principi così come raccontati nell’episodio, senza alcuna promessa di risultato.
Guarda l’episodio originale con Jack Schwager e George Coyle:
Chi sono Jack Schwager e George Coyle?
Jack Schwager è l’autore della celebre serie di interviste “Market Wizards”, che da decenni raccoglie le voci dei trader più riconosciuti. In questa sede non ne tracciamo il profilo: per quello rimandiamo alla nostra intervista a Jack Schwager e all’approfondimento sul libro Market Wizards. Qui ci interessa l’angolo dell’episodio: cosa hanno in comune questi trader straordinari.
George Coyle è co-autore del nuovo volume della serie ed è descritto nell’episodio come uno studioso dei grandi trader e della storia dei mercati. Racconta di aver aggregato, lungo circa vent’anni, gli scritti di Ed Seykota e poi di aver allargato la ricerca a tutto il materiale che ha trovato, risalendo fino alla fine dell’Ottocento. Da quel lavoro di sintesi ha estratto un piccolo insieme di costanti: le regole dei grandi trader che, a suo dire, si ripetono in oltre cent’anni di storia. Schwager le completa con i temi ricorrenti che ha osservato intervistando i protagonisti.
Quali sono le 3 regole senza tempo dei grandi trader?
Nell’episodio George Coyle riassume così il risultato della sua ricerca: “Rispetta l’azione del prezzo del mercato, mantieni le posizioni vincenti e taglia quelle perdenti”. Sono, dice, le tre costanti rimaste valide attraverso più di cento anni di grandi trader. La prima regola è rispettare l’azione del prezzo, cioè non combattere il movimento del mercato: Coyle ricorda come Martin Zweig parlasse del trend come fattore decisivo del trading.
La seconda regola è lasciar correre i vincenti: la performance di questi trader, racconta l’episodio, arriva da poche operazioni di grande dimensione, non dall’aver ragione spesso. La terza è tagliare i perdenti, cioè limitare le perdite. Coyle collega quest’ultima a George Soros, secondo cui il segreto del suo successo era “correggere i propri errori”, che in pratica significa proprio tagliare le perdite. Sono regole semplici da enunciare, sottolinea il podcast, ma difficili da rispettare con disciplina nel tempo. Per inquadrarle nella cornice operativa più ampia, può essere utile la nostra guida su come funziona il trend following.
Cosa sono i trade asimmetrici?
Accanto alle tre regole di Coyle, Schwager individua un tema che ha attraversato quasi tutti i suoi libri: la ricerca di trade asimmetrici. L’idea, come la descrive nell’episodio, è cercare situazioni in cui il guadagno potenziale è molto maggiore di ciò che si rischia, anche un multiplo di quella cifra. Il punto non è la dimensione esatta del multiplo (citato nel podcast in modo aneddotico, riferito a casi eccezionali e selezionati), ma il principio del rapporto rischio/rendimento: si cerca lo squilibrio a proprio favore, con una perdita piccola e definita a fronte di un vincente potenzialmente grande.
Schwager racconta anche un’eccezione che lo ha sorpreso. Alcuni dei trader intervistati nel nuovo libro hanno costruito parte dei loro risultati iniziali con una strategia di segno opposto, lo short su titoli a piccola capitalizzazione, dove in teoria il guadagno è limitato e la perdita può essere molto ampia (nelle fasi più speculative un titolo del genere, ricorda Schwager, può salire moltissimo in una sola seduta). È un caso gestito con accorgimenti specifici di controllo del rischio, non un invito a replicarlo: l’episodio lo presenta proprio come esempio del fatto che esistono eccezioni a ogni regola, ma che restano appunto eccezioni rare.
Perché il risk management è la qualità numero uno?
Alla domanda su quale sia la singola qualità più importante, Schwager risponde senza esitazione: la gestione del rischio. Non il metodo, non la ricerca, non l’ingresso: il risk management. Dice di scommettere che, se chiedesse a ognuno dei trader intervistati qual è la cosa più importante del trading, la risposta più frequente sarebbe proprio questa. Lo riassume in una frase che ripete spesso: “sapere dove uscirai prima ancora di entrare”.
Schwager spiega anche perché l’analisi tecnica facilita questo compito rispetto a quella fondamentale. Con un approccio tecnico, se il mercato va contro la posizione, il movimento stesso del prezzo “nega” la ragione per cui si era entrati: un falso breakout o un incrocio che si rovescia segnala che la tesi era sbagliata. Con l’analisi fondamentale, invece, succede il contrario: se il prezzo scende ma i fondamentali non cambiano, in teoria si dovrebbe comprare ancora di più, l’opposto del controllo del rischio. Per chi opera sui fondamentali, racconta Schwager, il rischio si governa allora con la dimensione della posizione: cita il caso di un gestore puramente fondamentale che, anche nelle convinzioni più forti, non superava una certa percentuale del portafoglio per singola posizione (intorno al 15%, secondo il suo racconto). Approfondiamo il tema nella nostra guida alla gestione del rischio nel trading e in quella sul money management nel trading.
Quanto contano la flessibilità mentale e la personalità?
Un altro tratto che Schwager considera quasi universale tra i Market Wizards è la flessibilità di pensiero. Mettono in piedi un’idea, ci credono davvero, ma se l’azione del mercato dice che la tesi è sbagliata sono prontissimi ad abbandonarla, perfino a ribaltarla. Schwager e Coyle citano la formula di Peter Brandt: “opinioni forti, tenute lievemente”. Nell’episodio si racconta di trader che hanno cambiato completamente direzione su un’operazione e hanno trovato proprio lì uno dei migliori trade della loro carriera.
Da qui un secondo messaggio: non esiste un unico approccio giusto. C’è chi opera in giornata e chi non sopporterebbe mai di stare davanti allo schermo, chi è puramente fondamentale e chi solo tecnico, chi punta a rendimenti elevati accettando forte volatilità e chi privilegia la conservazione del capitale. Coyle ricorda l’osservazione di Bill Eckhardt secondo cui le tendenze umane medie non sono adatte al trading: ciò che ci farebbe sentire a nostro agio spesso non porta a risultati. Per questo, dicono entrambi, ognuno deve trovare l’approccio coerente con la propria personalità, cercando una “relativa comodità dentro il disagio”. Il tema della psicologia e della disciplina è centrale anche nel classico Trading in the Zone di Mark Douglas.
Cosa non raccontano i numeri: blow-up e survivorship bias
L’episodio è onesto su un punto delicato. I trader che finiscono in un libro come quello di Schwager hanno, per definizione, ottenuto risultati eccezionali: è un campione selezionato, soggetto a survivorship bias. Per ognuno di loro esistono molti altri che hanno tentato e fallito. Schwager racconta inoltre che una quota sorprendentemente alta di questi trader ha vissuto, agli inizi, fallimenti gravi o vere e proprie esplosioni del conto, talvolta più di una. Cita il caso di Paul Tudor Jones, che secondo il racconto perse circa due terzi del capitale su una singola operazione in pochi giorni e arrivò vicino ad abbandonare. Non tutti hanno avuto quell’esperienza (Schwager indica Michael Platt come eccezione di successo fin dall’inizio), ma la maggior parte sì.
Anche i numeri di rendimento citati nel podcast vanno letti con questa lente. Si parla di mesi chiusi a meno 30% o meno 50%, di conti partiti da poche migliaia di dollari e cresciuti enormemente, di altri trader quasi senza mesi in perdita: sono tutti aneddoti su casi eccezionali e non rappresentativi, raccontati per illustrare quanto possano essere diverse le personalità e i profili di rischio, non come rendimenti attesi o ripetibili. Lo stesso Schwager sottolinea la volatilità estrema dietro certi risultati, chiedendosi come quei trader trovino la forza di affrontare il mese successivo dopo un mese così negativo. L’altro elemento che torna in continuazione è non finanziario: un’etica del lavoro estrema e una passione profonda. Coyle cita la frase attribuita a Ed Seykota, secondo cui i grandi trader non possiedono il talento, è il talento a possedere loro; per approfondire la sua figura rimandiamo al profilo di Ed Seykota.
Cosa portiamo a casa dalle regole dei grandi trader
Il filo conduttore dell’episodio è chiaro: contano più le regole di comportamento che le previsioni. Rispettare il prezzo, lasciar correre i vincenti, tagliare i perdenti e, soprattutto, mettere la gestione del rischio davanti a tutto. Sono gli stessi principi che ritornano nel trend following e che accomunano profili tra loro diversissimi, da Ed Seykota a Michael Marcus, citato all’inizio della serie Market Wizards.
Per la nostra community il messaggio operativo è duplice. Primo: scegliere un metodo coerente con la propria personalità e tenerlo, perché – come ricorda Schwager riportando un’osservazione di Michael Marcus – combinare due trader anche bravissimi rischia di produrre il peggio di entrambi. Secondo: affiancare a quel metodo una disciplina di gestione del rischio, sapendo in anticipo dove uscire. Coyle chiude l’episodio proprio così: incorporare i principi costanti, trovare un modo per tagliare le perdite, restare fedeli alle regole. Non è una garanzia di guadagno, ma è il filo che attraversa un secolo di grandi trader. L’episodio integrale è disponibile sul podcast Chat With Traders.
Domande frequenti sulle regole dei grandi trader
Quali sono le 3 regole senza tempo dei grandi trader?
Secondo il framework di George Coyle riportato nell’episodio sono tre: rispettare l’azione del prezzo (non combattere il trend), lasciar correre le posizioni vincenti e tagliare quelle perdenti. Coyle le indica come le costanti rimaste valide in oltre cento anni di grandi trader.
Cosa sono i trade asimmetrici?
Sono operazioni in cui il guadagno potenziale è molto maggiore della perdita possibile, definita e contenuta. È il tema ricorrente che Schwager individua nei Market Wizards: cercare situazioni con un rapporto rischio/rendimento sbilanciato a proprio favore. È un concetto, non una promessa di risultato.
Qual è la qualità più importante secondo Schwager?
Per Jack Schwager è la gestione del rischio, più del metodo, della ricerca o dell’ingresso. La riassume nell’idea di sapere dove si uscirà prima ancora di entrare in una posizione, e ritiene che sarebbe la risposta più frequente tra i trader che ha intervistato.
Chi è George Coyle?
George Coyle è co-autore del nuovo volume della serie Market Wizards. Nell’episodio è descritto come uno studioso dei grandi trader e della storia dei mercati: ha aggregato e sintetizzato decenni di materiale, risalendo fino alla fine dell’Ottocento, per individuare i principi comuni ai trader eccezionali.
I risultati citati nell’episodio sono una garanzia?
No. Tutti i numeri e gli esempi (multipli del rischio, mesi fortemente negativi, conti cresciuti molto) sono aneddoti su casi eccezionali e selezionati, soggetti a survivorship bias. Sono raccontati per illustrare i principi, non come rendimenti attesi o ripetibili. I risultati passati non garantiscono quelli futuri.
I contenuti di questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e formativo e non costituiscono consulenza finanziaria né un invito a operare. I numeri, i multipli e gli esempi citati sono aneddoti raccontati nel podcast su casi eccezionali e selezionati (soggetti a survivorship bias) e non rappresentano rendimenti attesi, garantiti o ripetibili. Il trading comporta un rischio concreto di perdita del capitale.
