La psicologia del trading di Tom Basso ruota attorno a un’idea semplice e scomoda: non devi copiare il metodo di nessun guru, devi progettare il tuo, cucito sulla tua vita, sul tuo capitale e sulla tua testa. Tom Basso è il trader soprannominato “Mr. Serenity” da Jack Schwager in The New Market Wizards ed ex presidente di Trendstat Capital Management; nell’intervista al podcast Chat With Traders (Ep. 30) con Aaron Fifield il messaggio che ci consegna è netto: il buon trading è restare nel presente e seguire una strategia che sia davvero tua. Questo articolo raccoglie quell’angolo operativo — progettare il proprio sistema e allenare la mente al qui e ora — mentre per la biografia rimandiamo al nostro profilo di Tom Basso.
Guarda l’episodio originale con Tom Basso (Chat With Traders):
Chi è Tom Basso?
Tom Basso è uno dei trend follower più conosciuti al grande pubblico, reso celebre come “Mr. Serenity” nell’intervista di Jack Schwager in The New Market Wizards. Ha iniziato come ingegnere chimico e si è avvicinato ai mercati quasi per gioco, partendo da un conto di circa 2.000$ e collezionando anni di perdite prima di trovare la sua strada. Da lì ha fondato Trendstat Capital Management, arrivata a gestire circa 600 milioni di dollari di capitale al picco, per poi chiuderla nel 2003 e dedicarsi alla ricerca e al trading personale. In questo articolo ci concentriamo sulle sue idee su sistema e psicologia: per la storia completa, gli inizi e il percorso professionale abbiamo dedicato un profilo biografico a parte.
Perché devi progettare il tuo sistema
È il punto che Basso indica come il più importante di tutta l’intervista, quello che — dice — vorrebbe che ogni ascoltatore portasse a casa. Riceve continuamente messaggi da chi gli chiede “come fa a fare trading Tom Basso oggi?”, e la sua reazione è quasi di fastidio affettuoso: perché mai vorresti fare quello che faccio io? Io ho un patrimonio diverso dal tuo, competenze diverse, attrezzatura diversa, magari vincoli normativi diversi. Chi vive in India gli chiede della borsa indiana, che lui non ha mai nemmeno guardato. La conclusione è che non ha senso applicare alla propria vita il metodo di un altro: dovresti disegnare tu ciò che fai, esclusivamente per te.
Il criterio è concreto: un sistema va costruito attorno alla tua vita, al tuo capitale, alle tue competenze e ai tuoi vincoli. È proprio lì che si trova quello che Basso chiama lo “sweet spot psicologico”: quando il metodo è tuo, ti riesce molto più facile restare nel presente, decidere dove vuoi essere posizionato e reagire in fretta, perché non devi preoccuparti di cosa stia facendo Tom, o Michael Covel, o Jack Schwager con i loro soldi. Conta solo cosa dovresti fare tu con i tuoi. È la ragione per cui un sistema copiato dall’esterno raramente regge: non è tagliato sulla persona che deve eseguirlo. Chi vuole partire da qui trova un buon punto d’appoggio nella nostra guida alla pianificazione nel trading.
I tre pilastri e la psicologia del trading di Tom Basso
Nell’intervista Basso scompone il buon trading in tre aree. La prima è la decisione di comprare o vendere: il modo in cui stabilisci come entrare e uscire da un mercato. È l’area su cui, dice, tutti passano praticamente tutto il loro tempo. La seconda è quanto comprare: il position sizing, la gestione del portafoglio, il controllo di rischio e volatilità — decidere la dimensione di ogni posizione in modo che nessun mercato finisca per dominare gli altri. La terza, e per lui la più importante in assoluto, è la psicologia: proprio l’area a cui la maggior parte delle persone dedica meno tempo.
Il paradosso che Basso racconta in prima persona è illuminante: persino un sistema completamente automatico può fallire per colpa della testa di chi lo governa. Ai tempi di Trendstat il processo era interamente automatizzato — i computer prendevano i dati, li elaboravano e generavano gli ordini — eppure lui, in quanto proprietario al 100%, aveva sempre il potere di staccare la spina. E qui sta il rischio: se la sua psicologia non fosse stata solida, al primo drawdown avrebbe iniziato a dubitare, a dire al suo staff “ci serve un modo completamente nuovo di fare le cose”, a inseguire l’ultima strategia “calda” che l’anno prima aveva fatto il 50%, a comprare o costruire black box e cambiarli di continuo, fallendo una volta dopo l’altra. Anche automatizzato, insomma, devi avere una mente equilibrata rispetto a ciò che stai facendo: è qui che la psicologia del trading di Tom Basso diventa il vero fattore decisivo. È il motivo per cui non basta un buon segnale d’ingresso: senza una solida psicologia del trading e una rigorosa gestione del rischio non riuscirai mai a eseguire i primi due pilastri.
Stare nel presente, non prevedere
Uno dei temi che Basso sente più forti è l’ossessione di tanti trader per la previsione, invece che per il presente. Lui è capace di parlare per ore di economia — dell’euro, della crisi greca, delle valute — e nel 1997 diceva già che l’euro fosse un’idea destinata a non durare. Ma è netto: tutto questo con il suo trading non c’entra nulla. “Nel trading, l’unica cosa che mi interessa è come dev’essere posizionato il mio portafoglio in questo preciso momento.” Non sai cosa porterà il domani e non ti serve granché sapere cosa ha portato ieri, perché è già andato e non tornerà. La previsione è intrattenimento; il trading è un’altra cosa.
Per spiegarlo cita Paul Tudor Jones, che ama iniziare ogni giornata dando per scontato che tutte le sue posizioni siano sbagliate, come se ripartisse da zero: così è costretto a essere critico su ciascuna e a chiedersi dove vorrebbe davvero essere adesso. È un modo per forzarsi a stare nel presente, perché l’unica cosa che un trader controlla davvero è comprare o vendere in questo momento — non fra tre settimane. Basso usa anche l’immagine del mercato come un film: la scena che scorre sullo schermo è sempre il “adesso”; puoi anche indovinare dove andrà la trama, ma quello che vedi è ciò che c’è ora. Guardando i mercati come un film ti emozioni per la scena senza attaccarti alla storia, e resti un po’ più separato emotivamente dal singolo trade. Da qui una regola che attribuisce a Van Tharp e che gli è rimasta impressa: “Il buon trading è seguire la tua strategia quel giorno, non aver guadagnato o perso soldi.” E la strategia si cambia a mercati chiusi, mai nel mezzo di un trade quando la posizione ti sta andando contro.
Perché le entrate contano meno di quanto pensi
Uno degli esperimenti più citati di Basso riguarda proprio gli ingressi. Fece programmare ai computer un generatore di numeri casuali: se non aveva una posizione su un mercato, il giorno dopo comprava o vendeva l’apertura in base a una specie di lancio di moneta, su circa otto mercati. Qualcuno in Austria replicò l’esperimento su venti mercati e l’esito fu lo stesso: leggermente positivo — non robustamente, solo leggermente. La lezione è che l’entrata casuale funziona lo stesso se ciò che le sta attorno è solido: money management, uscite e la disciplina di far correre i profitti. Una volta entrato, devi trattare ogni posizione come se fosse la prossima, grande vincita: trailing stop a un livello logico, abbastanza spazio per il movimento normale del mercato, e la pazienza di lasciar crescere il profitto trade dopo trade.
Il motivo per cui questo funziona sta in un dato che Basso racconta dei primi tempi di Trendstat: circa il 30% dei trade fu vincente e il 70% perdente, eppure due sole operazioni particolarmente profittevoli fecero la differenza tra un anno in profitto e un anno in pareggio. Se non avessi avuto quelle due, saresti andato in pari. Da qui la conseguenza operativa: devi esserci sempre, perché non sai in anticipo quale mercato regalerà il grande trend, e per questo Trendstat arrivò a operare su circa 80 mercati diversi — più scommesse, più occasioni di catturare quella vincita che paga tutto il resto. Basso insiste anche sul dimensionare le posizioni in base alla volatilità: prende il range medio giornaliero in dollari (una media a 20 giorni) e lo divide per l’equity del conto, ottenendo una percentuale di volatilità per ogni mercato, con un tetto oltre il quale non lascia mai salire l’esposizione. Così nessuno strumento domina il portafoglio. Sono esattamente i temi che approfondiamo nelle guide su money management e su come funziona il trend following.
La vera serenità e i consigli per iniziare
Da dove nasce, allora, il soprannome “Mr. Serenity”? Basso stesso se lo chiede, e la risposta che si dà è disarmante: era così indaffarato con mille cose fuori dai mercati — il golf, la cucina, il giardino curato con gusto quasi italiano — che il trading diventava soltanto una delle tante attività della giornata. Non si identificava con esso. Conosce trader che si svegliano nel cuore della notte per guardare le quotazioni: per lui è ossessione. La serenità, per Basso, è una vita piena fuori dai mercati unita alla fiducia in un processo costruito da sé; è sapere che oggi hai avuto una giornata negativa, ma che stasera cucinerai una bella cena e domani farai di nuovo la stessa cosa. Da qui il suo aforisma-firma, con cui chiude i tweet quando cambia un segnale: enjoy the ride, goditi il viaggio. La vita è una giostra di alti, bassi e sorprese; alla fine sei morto, tanto vale godersela.
I suoi consigli a chi inizia sono altrettanto diretti. Il primo è l’auto-responsabilità totale: agli inizi lui incolpava chi gli aveva passato la “soffiata” sbagliata, salvo capire che l’unico responsabile era chi aveva premuto il pulsante — cioè lui. Il mercato è rumoroso, a volte noioso: è ciò che fa, non puoi prendertela con lui. Il secondo è il capitale adeguato: la richiesta più frequente che riceve è “ho 2.000$, come comincio a fare trading sui futures?”, e la sua risposta è che provare a fare tutto (diversificazione, controllo del rischio, controllo della volatilità) con 2.000$ è “matematicamente impossibile” — lui stesso partì da lì e perse per anni. Approfondiamo la questione nella guida su quanto capitale serve per fare trading. Il terzo è l’attenzione all’over-optimization: chi impila filtri su filtri (“compro solo se l’ADX è così e così…”) rischia di filtrare via proprio quei due o tre grandi trend che pagano tutto, e di ritrovarsi con un sistema così complicato da essere di fatto inutilizzabile. Il filo che tiene insieme tutta la psicologia del trading di Tom Basso resta lo stesso: un buon metodo, tuo, unito a una solida gestione del rischio. Chi vuole ascoltare la fonte diretta trova l’intervista completa sul podcast Chat With Traders.
Domande frequenti sulla psicologia del trading di Tom Basso
Chi è Tom Basso?
Tom Basso è un trader trend follower reso celebre come “Mr. Serenity” nell’intervista di Jack Schwager in The New Market Wizards. Ex ingegnere chimico, ha fondato Trendstat Capital Management, arrivata a gestire circa 600 milioni di dollari al picco prima di chiuderla nel 2003. La sua biografia completa è nel nostro profilo dedicato.
Qual è la lezione più importante secondo Tom Basso?
Progettare il proprio sistema invece di copiare quello di un guru. Per Basso il metodo va cucito sulla propria vita, capitale, competenze e vincoli: solo così si raggiunge lo “sweet spot psicologico” che permette di restare nel presente ed eseguire con disciplina. Aggiunge che dei tre pilastri del trading — decisione di compra/vendi, position sizing e psicologia — è proprio la psicologia la più importante.
Perché Basso dice che le entrate contano meno?
Perché il suo esperimento con ingressi casuali (un lancio di moneta) diede comunque un esito leggermente positivo, sia nella sua versione sia in una replica su venti mercati in Austria. Ciò che conta davvero è quello che sta attorno all’entrata: money management, uscite e la disciplina di far correre i profitti, così da catturare le poche grandi vincite che pagano tutto il resto.
Cosa intende Basso con “stare nel presente”?
Intende concentrarsi solo su come dev’essere posizionato il portafoglio in questo preciso momento, senza perdersi nella previsione. Cita Paul Tudor Jones, che ogni mattina immagina tutte le sue posizioni come sbagliate per ripartire da zero, e usa l’immagine del mercato come un film: vivi la scena di adesso senza attaccarti alla trama. L’unica leva reale è comprare o vendere ora.
Le esperienze di Tom Basso garantiscono guadagni?
No. I numeri citati — il picco di Trendstat, il trade sull’argento, le percentuali di trade vincenti — sono esperienze personali e dati storici, non promesse. Lo stesso Basso ricorda che partì da circa 2.000$ e perse per anni, e che fare trading sottocapitalizzati è “matematicamente impossibile”. Il trading comporta un rischio concreto di perdita del capitale.
I contenuti di questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e formativo e non costituiscono consulenza finanziaria né un invito a operare. I fatti, gli aneddoti e i numeri riportati (tra cui gli asset gestiti da Trendstat, il trade sull’argento degli anni ’80 legato al corner dei fratelli Hunt, le percentuali di trade vincenti e l’esperimento a ingressi casuali) sono esperienze personali e dati storici riferiti all’intervista, non promesse di risultato. Non viene garantito alcun guadagno: il trading comporta un rischio concreto di perdita del capitale e i risultati passati non garantiscono quelli futuri.
