Nick Radge: come creare un Trend Following semplice

Nick Radge è un trader sistematico australiano con oltre trent’anni di carriera, ospite per la terza volta del podcast “Chat With Traders” di Aaron Fifield. In questa intervista spiega passo dopo passo come costruire una strategia di trend following semplice: dalla generazione dell’idea al backtest di portafoglio, dal position sizing all’esecuzione in un mercato reale. Il filo conduttore è uno solo: non si prevede il mercato, si comprano la forza e si tagliano le perdite, e l’edge sta nella gestione del trade molto più che nell’ingresso.

Guarda l’intervista originale a Nick Radge (Chat With Traders):

Chi è Nick Radge?

La filosofia di trend following di Nick Radge: compra la forza, taglia le perdite, cavalca il trend senza prevedere.Nick Radge è un trader sistematico con una carriera che, nell’intervista, dichiara superare i trent’anni. Ha trascorso i primi diciassette anni operando in trend following sulle commodity e sui futures, arrivando a gestire un fondo managed futures, per poi spostarsi sull’azionario nel 2001 — una scelta che racconta come dettata anche da ragioni di business, perché era più facile raccogliere capitali sulle azioni che su un fondo di materie prime. Oggi opera con strategie di trend following, momentum e mean reversion sui mercati azionari australiano e statunitense, prevalentemente long-only.

È il fondatore di The Chartist e l’autore del libro “Unholy Grails” (2012), in cui descrive otto strategie tra cui il breakout su Bollinger Band che dichiara di operare da oltre vent’anni. Ha creato anche la strategia “Weekend Trend Trader”, molto diffusa. Per i test usa AmiBroker, un software di backtesting di portafoglio commerciale. In questa puntata di “Chat With Traders” l’host Aaron Fifield gli chiede un obiettivo preciso: scomporre il suo processo per costruire un sistema di trend following semplice, dalla A alla Z.

Qual è la filosofia di trend following di Nick Radge?

Per Nick Radge il trend following non è altro che lo sfruttamento della “persistenza del prezzo” in una direzione, al rialzo o al ribasso. I trend non si verificano sempre, ma abbastanza spesso da poterne trarre profitto. Il cuore del metodo è ottenere un’aspettativa matematica positiva: non serve essere accurati, serve far correre i vincitori e tagliare velocemente i perdenti. Per questo, spiega, molte buone strategie di trend following hanno un win rate intorno al 45-50%: i soldi non si fanno con la precisione, ma con i pochi grandi trade che superano largamente le tante piccole perdite.

L’analogia che Radge usa da anni è quella dell’autostoppista. Se vuoi andare da Brisbane a Sydney ti metti sul lato della strada che va a sud, perché un’auto diretta a nord non ti porterà mai a destinazione: tradotto nel trading, significa comprare la forza, non cercare di “comprare il ribasso”. Non sai quale auto si fermerà a darti un passaggio, così come non sai quale titolo partirà: ma se ne intercetti abbastanza, qualcuno correrà lontano. E non sai nemmeno quanto durerà il viaggio: quando finisce, scendi e basta. È il modo in cui Radge sintetizza l’assenza totale di previsione che caratterizza la struttura delle tendenze seguita dai trend follower.

Come si costruisce una strategia di trend following semplice?

Un sistema di trend following semplice secondo Nick Radge: breakout di lungo periodo, filtro di forza e regime filter sopra la MM200.Il punto di partenza, secondo Radge, è una convinzione di fondo: ogni trend nasce da un breakout. Per i prezzi salire devono fare nuovi massimi, esattamente come facevano i Turtle di Richard Dennis decenni fa. Il consiglio operativo è di cercare un breakout di lungo periodo — nell’esempio della “Weekend Trend Trader” si usa un breakout su base settimanale, cioè una chiusura di venerdì sopra il massimo delle ultime 20 settimane. Un semplice incrocio di una media a 200 giorni, avverte, “non basta”: serve qualcosa di un po’ più strutturato.

Al breakout Radge aggiunge un filtro di forza: un rate of change (la variazione percentuale del prezzo sulle ultime 20 settimane) sopra una soglia, ad esempio 30, per assicurarsi un breakout esplosivo e non una salita lenta. Il terzo ingrediente, secondo lui decisivo, è il regime filter: comprare azioni solo quando l’indice di riferimento è in trend rialzista, ad esempio sopra la propria media mobile a 200 giorni. “La marea che sale solleva tutte le barche”, dice; è una condizione che, dalla sua ricerca, migliora nettamente il rendimento aggiustato per il rischio. La lezione che ne trae è netta: non esiste “il breakout migliore”, smettere di cercarlo. I soldi non li fa l’ingresso, ma il fatto di cavalcare i vincitori e tagliare le perdite — less is more, pochi parametri e nessun Sacro Graal.

Come si testa e si rende robusta una strategia?

Per Radge il backtest va fatto a livello di portafoglio, non sul singolo titolo, con un software dedicato: lui usa AmiBroker, ma cita anche TradeStation, MultiCharts o persino Excel. Testare sul portafoglio significa prendere l’intero universo — ad esempio 500 titoli — e dire al computer di gestire un numero fisso di posizioni con un’allocazione fissa, evitando di “pescare” a posteriori i titoli che hanno trendato meglio, perché la personalità di un’azione cambia nel tempo. Sui parametri Radge è chiaro: pochi e lineari (200 giorni, 100 giorni, 50 giorni), non ottimizzati su numeri arbitrari come 76,7 o 127. Un dato così specifico, dice, è ottimizzazione che non reggerà in futuro.

Due insidie da gestire con cura, secondo l’intervista: il survivorship bias — testare i costituenti storici di un indice, non quelli attuali, dato che nello S&P 500 sono passati nel tempo circa 1.788 titoli — e la qualità dei dati (“garbage in, garbage out”). Radge insiste poi sullo stress test: prova a “rompere” il sistema, ad esempio randomizzando le chiusure tra lo 0,5% e il 3% o variando i parametri; se resta profittevole, è più probabile sia robusto. Quanto alle metriche, indica come riferimenti dichiarati nel suo metodo un win rate sopra il 40% (idealmente verso il 50%), un profit factor sopra 2 e un payoff (rapporto vincita/perdita media) ben sopra 2, tendente a 3. Sono soglie operative che usa, non promesse di risultato.

Come gestisce il rischio e il position sizing?

Sul position sizing Radge predilige la semplicità: una percentuale fissa per posizione, ad esempio il 5% del capitale, perché è facile da capire e quindi più facile da eseguire con disciplina. Sul controllo del rischio sostiene un approccio che a molti sembra controintuitivo: trailing stop larghi. Per cavalcare i grandi trend bisogna dare spazio alla posizione, altrimenti il rumore di mercato — sempre più presente, a suo dire — ti butta fuori troppo presto. Nei suoi test indica un trailing stop intorno al 20% sulla chiusura (con un ottimo dichiarato vicino al 18%); contestualizzato in un portafoglio da 20 posizioni al 5% ciascuna, uno stop del 20% che scatta pesa circa l’1% sull’intero portafoglio. È la logica del money management applicata al singolo trade.

Lo stop può anche essere dinamico: quando il regime filter passa da rialzista a ribassista, Radge racconta di stringere il trailing dal 20% al 10%, per proteggere i guadagni lasciando però “la porta aperta” ai titoli forti che spesso si limitano a consolidare. Un time stop — uscire se la posizione non si muove entro X giorni — lo ha invece trovato dannoso, perché tagliava proprio i leader che stavano solo consolidando. Aggiunge un filtro di liquidità (l’ordine non deve superare il 2-3% del volume medio a 50 giorni) e, in caso di più segnali che slot disponibili, un ranking basato sul rate of change per scegliere in modo meccanico e ripetibile. Per chi vuole approfondire la cornice, rimandiamo alla nostra guida alla gestione del rischio nel trading.

A titolo di esempio Radge ha letto in diretta alcune statistiche del proprio conto di crescita degli ultimi quattro-cinque anni: una perdita media per posizione del 11,97% (circa lo 0,6% del portafoglio totale), una vincita media del 31%, un win rate del 44% e un rapporto vincita/perdita di 2,56. Sono dati storici dichiarati da Nick Radge sul suo conto personale, presentati per illustrare come nasce un’aspettativa positiva, non come rendimenti attesi o ripetibili. Lui stesso ricorda che il drawdown massimo di una sua strategia è arrivato al 48%, definendolo “un po’ estremo” — ed è proprio qui che, nei suoi test, il regime filter mostra il suo valore: attivarlo riduceva quel drawdown massimo a circa la metà (intorno al 24%), sempre come dato storico di backtest e non come garanzia.

Come si esegue la strategia in un mercato reale?

Sul lato esecutivo Radge offre alcuni dettagli pratici dell’intervista. Gli stop non vengono inseriti nel mercato come ordini intraday: l’uscita è determinata dal prezzo di chiusura, e solo se la chiusura giornaliera scende sotto il livello del trailing stop l’ordine viene eseguito in apertura il giorno successivo. Operare sull’asta di apertura, la fase più liquida, riduce lo slippage ed evita i falsi segnali dovuti agli spike intraday. È un sistema end-of-day: Radge dichiara di non guardare grafici né prezzi infragiornalieri, e di gestire alcuni modelli su base mensile in pochi minuti al mese. Un ultimo accorgimento tecnico: i segnali vengono generati su dati non aggiustati per i dividendi, mentre il backtest può usare anche serie aggiustate.

Le lezioni di Nick Radge per il trader

Le lezioni di Nick Radge per il trend follower: l'edge è nella gestione, less is more, noioso è bello.Dall’intervista emergono alcuni messaggi ricorrenti. Il primo è che l’edge è nella gestione, non nell’ingresso: ogni trend inizia con un breakout, ma a fare la differenza sono il far correre i vincitori e il tagliare le perdite. Il secondo è il principio del “less is more”: pochi parametri lineari e non ottimizzati battono i sistemi sovraccarichi, e inseguire il Sacro Graal è inutile perché non esiste. Il terzo riguarda la robustezza: meglio una strategia che supera gli stress test di una che mostra il rendimento massimo su un singolo backtest fragile.

Il quarto messaggio è forse il più difficile: la vera sfida non è il sistema, ma la disciplina di restare fedeli al metodo nei periodi negativi. Radge paragona il percorso all’attraversare una città piena di semafori rossi e ingorghi: chi torna indietro al primo ostacolo non arriverà mai a destinazione. Da qui la sua frase emblematica: “è noioso, ma noioso è bello”. Dichiara di operare la stessa struttura di strategia da circa ventidue anni con poche modifiche. Vale la pena confrontare questa filosofia con quella di altri trend follower come Jerry Parker, e con i cicli di mercato in cui questi sistemi alternano fasi brillanti e fasi laterali. Per chi vuole le fonti dirette, l’episodio è disponibile su Chat With Traders e il sito ufficiale è nickradge.com.

Una nota di contesto: nell’intervista (registrata intorno al 2019) Radge si dichiara “super bullish” sul settore tecnologico statunitense per il decennio successivo. Va letta come un’opinione dell’epoca, legata al momento in cui parlava, e non come una previsione attuale né come un consiglio operativo.

Domande frequenti su Nick Radge

Chi è Nick Radge?

Nick Radge è un trader sistematico australiano con oltre trent’anni di carriera, fondatore di The Chartist e autore di “Unholy Grails”. Opera strategie di trend following, momentum e mean reversion sui mercati azionari australiano e statunitense ed è ospite ricorrente del podcast “Chat With Traders”.

Cos’è il regime filter di cui parla nell’intervista?

Il regime filter è una condizione che permette di aprire posizioni long solo quando l’indice di riferimento è in trend rialzista, ad esempio sopra la sua media mobile a 200 giorni. Secondo la ricerca citata da Radge mette le probabilità a favore del trader e migliora il rendimento aggiustato per il rischio.

Perché usa stop larghi e non stretti?

Per cavalcare i grandi trend serve dare spazio alla posizione: uno stop troppo stretto, nei mercati rumorosi, fa uscire troppo presto. Radge contestualizza il trailing del 20% nel portafoglio, dove pesa circa l’1% del capitale per posizione, e lo stringe al 10% quando il regime diventa ribassista.

Che software usa Nick Radge per i suoi test?

Nell’intervista dichiara di usare AmiBroker per il backtesting di portafoglio, citando anche TradeStation, MultiCharts ed Excel come alternative. Sottolinea l’importanza di un software adeguato e di dati di qualità per evitare errori come il survivorship bias.

I numeri di performance citati sono una garanzia di risultati?

No. Tutte le cifre (perdita media, vincita media, win rate, drawdown, payoff) sono dati storici dichiarati da Nick Radge sul proprio conto personale, illustrati per spiegare il metodo. I risultati passati non garantiscono quelli futuri e non costituiscono una promessa di rendimento.


I contenuti di questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e formativo e non costituiscono consulenza finanziaria né un invito a operare. I numeri e le metriche citati sono performance storiche dichiarate dall’intervistato, Nick Radge, sul proprio conto personale e nei propri test: i risultati passati non garantiscono quelli futuri e non rappresentano rendimenti attesi o ripetibili. Il trading comporta un rischio concreto di perdita del capitale.

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