Il trend following a breve e lungo termine è il modo in cui il nostro metodo prova a generare profitto: gestiamo il rischio subito, con piccole spese controllate ogni giorno, per poi concedere al mercato il tempo di cui i profitti hanno bisogno per maturare, declinando la stessa logica su due orizzonti — pochi grandi trend sul lungo periodo, obiettivi settimanali e mensili sul breve.
In questo articolo non ripartiamo dalle basi (per quelle rimandiamo alla guida su come funziona il trend following): raccontiamo l’angolo proprietario della casa — la “leva del tempo” come motore del profitto — così come lo spiega nel video il nostro fondatore Stefano Mastria, e come lo rendiamo misurabile con backtest, MFE e le strategie quant del DB Strategie.
Che cos’è la “leva del tempo” nel trend following?
Quando parliamo di leva, quasi tutti pensano alla leva finanziaria. Nel video spieghiamo invece che la leva più importante è un’altra: il tempo. Lo scopo del trend following è agganciare una tendenza con una posizione piccola in termini di rischio e poi valorizzarla man mano che il movimento si sviluppa. Ma un trend ha bisogno di tempo per esprimersi, e per concedere quel tempo al mercato non possiamo permetterci di essere spazzati via da ogni oscillazione contraria. È un principio che, come racconta Stefano Mastria, arriva dai libri di due autori di riferimento — Joe Ross e Larry Williams — consigliati sul canale fin dalla sua apertura, nel 2014: testi di nicchia, vecchi ma sempre attuali, con insegnamenti che non invecchiano.
La sequenza logica della leva del tempo è precisa: prima la gestione del rischio, poi il tempo concesso al mercato, infine la maturazione del profitto. Non è un dettaglio: è l’ordine che rende possibile tutto il resto. Amministrare bene le piccole spese quotidiane — le perdite controllate — è ciò che ci dà accesso ai profitti, perché ci permette di restare in posizione abbastanza a lungo da lasciar correre i movimenti ampi. Sono, in fondo, regole di base del trend following che l’utente retail comune spesso non conosce: segreti che abbiamo sempre avuto sotto al naso.
“La leva del tempo è la leva più importante che noi possiamo utilizzare per il trading.”
Perché la gestione del rischio è il nocciolo del metodo?
Se il tempo è la leva, la gestione del rischio è la mano che la aziona. Il nostro lavoro quotidiano non è cercare il colpo perfetto, ma amministrare in modo preciso e veloce il rischio ogni giorno, evento dopo evento, con spese piccole e controllate. È questa disciplina che costruisce, pezzo per pezzo, il percorso verso il profitto: i profitti, per maturare, hanno bisogno di tempo, ma per concedere quel tempo al mercato abbiamo bisogno di gestire il rischio.
Per questo diciamo che il nocciolo del business è la gestione del rischio: non i segnali, non l’ingresso perfetto, ma la capacità di tenere le perdite piccole così da poter aspettare i pochi movimenti che pagano tutto il resto. È lo stesso principio che approfondiamo nella guida sulla gestione del rischio nel trading e in quella sul money management: gestire prima, guadagnare dopo.
Qual è l’errore del trader retail?
L’errore più comune del retail è fare esattamente il contrario di ciò che serve. Chi comincia tende a chiudere subito le posizioni in profitto — per la fretta di “portare a casa” il guadagno — e a lasciar correre le perdite, sperando che il mercato torni indietro. Il metodo corretto ribalta questa abitudine: le spese si gestiscono in fretta e con precisione, i profitti si lasciano maturare.
“L’utente retail, quando inizia a far trading, fa l’esatto contrario […] la posizione in profitto subito la chiude e lascia correre invece le spese.”
C’è poi un secondo errore: cercare la strategia perfetta valida per tutti. Non esiste — o, se esiste, non la conosciamo; lo ripetono anche i grandi trend follower che hanno scritto i libri da cui siamo partiti. Ognuno deve trovare il proprio sistema e le proprie strategie in base alle sue esigenze. Ed è qui che il metodo si sdoppia in due strumenti complementari, che partono dalla stessa esigenza — guadagnare — ma la perseguono in modi diversi: gli strumenti di lungo termine e quelli di breve termine.
Come guadagna il trend following di lungo termine?
Il trend following classico, di lungo termine, guadagna producendo profitti larghi o larghissimi dopo una serie di tentativi infruttuosi in cui abbiamo gestito bene il rischio. Il profilo è tipico e va accettato in anticipo: win rate basso (meno della metà dei trade è vincente) ma rendimento potenzialmente molto elevato quando arriva il grande movimento. In backtest, per esempio, in un anno favorevole come il 2019 le stesse logiche hanno mostrato profitti molto cospicui dopo lunghi periodi di sole piccole spese — un dato di simulazione storica, non un risultato che si ripete a comando.
Ogni strategia viene elaborata con StrategyQuant e poi ottimizzata con l’intelligenza artificiale, con due sistemi diversi. I dati di backtest che studiamo sono di StrategyQuant, di elevata qualità, calcolati con una postazione di calcolo paragonabile a quella di un grande fondo — non numeri “casalinghi”. Su questo terreno lavoriamo al trading quantitativo e StrategyQuant, la spina dorsale tecnica del nostro trend following a breve e lungo termine.
Che cos’è l’MFE (Maximum Favorable Excursion) e perché conta?
L’MFE — Maximum Favorable Excursion, l’escursione favorevole massima — è il profitto che una strategia aveva “in mano” durante un trade ma non è riuscita a catturare. Nel video lo chiamiamo anche “profitti lasciati sul tavolo”. Un esempio didattico tratto dai backtest: un trade chiuso con una spesa di 200 $ aveva prima toccato un’escursione favorevole di 4.900 $. La strategia, cioè, aveva avuto un grande profitto potenziale e non l’ha trattenuto — sono dati di simulazione storica, utili per capire il comportamento, non promesse di guadagno.
Studiare ciò che una strategia lascia sul tavolo è il terreno su cui si costruiscono le ottimizzazioni. Per questo Stefano Mastria ha sviluppato con l’intelligenza artificiale una piattaforma di analisi dei backtest che permette di vedere in dettaglio cosa un sistema cattura e cosa si lascia sfuggire. È lo stesso lavoro che descriviamo nella guida su come ottimizzare le strategie con MFE e AI: l’MFE trasforma un’impressione vaga (“potevamo prendere di più”) in una misura su cui intervenire.
Come funzionano gli strumenti di breve termine?
Gli strumenti di breve termine sono concepiti per produrre di più nella settimana e nel mese, dando più continuità. Nelle classifiche del DB Strategie, per queste soluzioni, non guardiamo più gli anni in profitto ma i mesi e le settimane.
Una variante che descriviamo nel video fissa un obiettivo settimanale: quando la strategia lo raggiunge non emette più operazioni fino alla settimana successiva. Si può usare in modo completamente automatico oppure semi-automatico, con l’operatore che cattura un profitto compatibile con il proprio bilancio e ferma il trading per quella settimana.
Un altro strumento è il trailing stop, che sposta l’attività del motore più sul breve termine e ne migliora la resa, pur guadagnando complessivamente meno di una strategia di trend following classico. Nella nostra operatività le strategie fanno circa l’80% del lavoro in modo automatico — è una descrizione di come lavorano, non una garanzia che l’automazione produca profitto.
Questa è la faccia di breve del nostro trend following a breve e lungo termine, e trova le sue radici nella tradizione del trading di breve termine di Larry Williams. Le stesse soluzioni che usiamo per la nostra attività sono a disposizione degli utenti della community nell’area riservata, come strumenti di ricerca e produzione — non come promesse di rendimento.
Continuità o magnitudo: come scegliere nel trend following a breve e lungo termine?
Sul piatto della bilancia mettiamo sempre la continuità contro il grande profitto di fine anno. Se vogliamo più continuità, accettiamo un profitto minore sul lungo termine ma più frequente sul breve; se vogliamo un risultato molto elevato a fine anno, dobbiamo rinunciare a parte dell’attività di breve termine. Non c’è un binario “giusto” in assoluto: il trend following a breve e lungo termine è proprio l’arte di bilanciare questi due obiettivi secondo le proprie esigenze e la propria tolleranza al rischio.
Avendo più strategie ben ottimizzate si può lavorare su più mercati in parallelo, anche con più società di prop trading, costruendo strumenti che in certi anni — in backtest — hanno prodotto grandi risultati. È un’aspettativa di lungo termine, non una certezza: il prop trading e la leva sono a doppio taglio e amplificano tanto i profitti quanto le perdite. La regola resta quella di partenza: gestiamo il rischio ogni giorno con piccole spese, e lasciamo che sia la leva del tempo a fare il lavoro pesante. È così che intendiamo il trend following a breve e lungo termine — un metodo, non una scorciatoia.
Domande frequenti sul trend following a breve e lungo termine
Che cos’è la leva del tempo?
La leva del tempo è l’idea, centrale nel nostro metodo, che la leva più potente nel trading non sia quella finanziaria ma il tempo. I profitti hanno bisogno di tempo per maturare; per concedere quel tempo al mercato bisogna gestire il rischio con piccole spese controllate, così da restare in posizione abbastanza a lungo da lasciar correre i movimenti ampi.
Qual è la differenza tra trend following di breve e lungo termine?
Il lungo termine (trend following classico) cerca la magnitudo: pochi trade, win rate basso, ma profitti potenzialmente molto larghi quando arriva il grande movimento. Il breve termine cerca la continuità: obiettivi settimanali e mensili, più operazioni, profitti più frequenti ma mediamente più contenuti. Sono due binari dello stesso metodo, da bilanciare secondo le proprie esigenze.
Che cos’è l’MFE, i “profitti non sfruttati”?
L’MFE (Maximum Favorable Excursion) è l’escursione favorevole massima che un trade aveva raggiunto prima di chiudersi: il profitto che la strategia aveva “in mano” ma non ha catturato. Studiare i profitti lasciati sul tavolo serve a capire dove un sistema può essere ottimizzato. È una misura di analisi, non un guadagno realizzato.
I dati di backtest garantiscono guadagni futuri?
No. Tutti i numeri citati — profitti, percentuali, escursioni MFE, mesi e settimane in profitto — sono dati di backtest storici o simulati. Un backtest descrive come una strategia si è comportata su dati passati e non garantisce in alcun modo risultati reali o futuri. Il trading comporta un rischio concreto di perdita del capitale.
Questo articolo è un consiglio di investimento?
No. Ha scopo esclusivamente informativo e formativo e racconta il metodo e le opinioni del nostro fondatore così come esposti in un video. Non è consulenza finanziaria né una sollecitazione a operare. Nessun risultato è garantito e ogni decisione resta responsabilità del lettore.
I contenuti di questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e formativo e riportano il metodo e le opinioni personali del fondatore di Trend Following Traders così come esposti in un video del canale; non costituiscono consulenza finanziaria né un invito a operare. Tutte le cifre citate (escursioni MFE, profitti, percentuali di mesi e settimane in profitto, risultati annui, mese peggiore) sono dati di backtest storici o simulati: i risultati di backtest non garantiscono in alcun modo risultati reali o futuri.
I riferimenti al DB Strategie della community, alle strategie quant, all’ottimizzazione con l’intelligenza artificiale e al prop trading descrivono strumenti di ricerca e produzione, non promesse di rendimento. Non viene garantito alcun guadagno: il trading e il trend following, come l’uso della leva finanziaria e del prop trading, comportano un rischio concreto di perdita del capitale.
