Lo Stretto di Hormuz è il braccio di mare tra Iran e Oman da cui transita circa un quinto del petrolio scambiato nel mondo. Ad agosto 2026 è tornato al centro della cronaca: dopo l’intesa di giugno tra Stati Uniti e Iran, lo stretto di Hormuz è di nuovo in stallo, perché l’accordo è saltato in poche settimane e il greggio è tornato a salire. In questo aggiornamento vediamo che cosa è cambiato dalla firma di giugno a oggi, 12 agosto 2026, quanto è risalito il petrolio e che cosa significa per chi osserva i mercati. Per il contesto della guerra e dell’accordo iniziale rimandiamo all’articolo di background sulla guerra USA-Iran e il petrolio.
Che cosa è successo dopo l’accordo di giugno?
Il 17 giugno 2026 il presidente statunitense Donald Trump e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian avevano firmato un memorandum d’intesa per rimuovere il blocco navale americano e riaprire lo Stretto di Hormuz alle navi commerciali. Secondo le fonti (CNBC, Al Jazeera), quell’intesa è saltata rapidamente: Washington e Teheran non hanno trovato l’accordo su quali rotte le petroliere potessero effettivamente usare.
Da lì la situazione è degenerata. L’Iran ha lanciato attacchi contro alcune petroliere in transito nei pressi dello Stretto, lungo la costa dell’Oman, dove le navi viaggiavano sotto protezione militare statunitense. Gli Stati Uniti hanno risposto con ondate di raid aerei e, all’inizio di agosto 2026, hanno reimposto il blocco navale sui porti iraniani. Al 12 agosto 2026 la crisi è quindi di nuovo aperta.
Perché è saltato l’accordo USA-Iran di giugno?
Il nodo, riferiscono le fonti, è pratico: le rotte. L’accordo di giugno prometteva la riapertura dello Stretto e la fine del blocco navale, ma Stati Uniti e Iran non hanno concordato quali corridoi le navi commerciali potessero percorrere in sicurezza. Senza un’intesa sulle rotte, la riapertura è rimasta sulla carta e le prime petroliere in transito sono diventate un bersaglio.
È un promemoria di quanto siano fragili gli accordi geopolitici quando restano irrisolti i dettagli operativi. Come già ricordavamo nell’articolo sulla guerra USA-Iran, il solo timore che una via di transito così strategica torni a chiudersi basta a rimettere in moto il premio al rischio sul greggio.
Che cosa chiede l’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz?
Secondo il portavoce della diplomazia iraniana Esmail Baghaei e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, Teheran pone alcune condizioni. Prima di tutto gli Stati Uniti dovrebbero togliere il blocco navale; solo dopo l’Iran sarebbe disposto a discutere la piena riapertura dello Stretto di Hormuz, chiedendo però anche un allentamento delle sanzioni e il pagamento di riparazioni di guerra.
Su quest’ultimo punto, riferiscono le fonti (CNBC, Al Jazeera), Trump ha respinto la richiesta di riparazioni. Sul fronte delle rotte, invece, Iran e Oman sarebbero vicini a un’intesa. Al 12 agosto 2026 il quadro resta aperto e in evoluzione: i termini possono cambiare rapidamente.
Come ha reagito il prezzo del petrolio?
Il ritorno della tensione si è visto subito sui listini. Il 6 agosto 2026 l’Iran ha pubblicato una bozza di piano restrittivo per lo Stretto di Hormuz e il greggio ha ripreso a salire. Tra il 10 e l’11 agosto 2026 il petrolio ha guadagnato circa il 5%: secondo le fonti (CNBC), il WTI ha chiuso intorno agli 82 dollari al barile (circa 82,13$) e il Brent intorno agli 88 dollari (circa 87,72$), il livello più alto da circa un mese.
Sono prezzi riferiti a quei giorni, non proiezioni: raccontano come il mercato prezza l’incertezza, non dove andrà il greggio. Vale la pena ricordare che a marzo 2026, nel pieno della crisi, il petrolio aveva toccato una media di circa 103 dollari al barile, partendo dai circa 70 dollari precedenti la guerra. Chi vuole capire perché l’offerta di greggio sia strutturalmente sensibile a shock come questo può approfondire con la curva di Hubbert e il picco del petrolio.
Quanto petrolio passa dallo Stretto di Hormuz e perché conta?
Dallo Stretto di Hormuz passa circa il 20% del petrolio scambiato nel mondo: è uno dei principali colli di bottiglia dell’energia globale, come documenta la U.S. Energy Information Administration. Quando quel corridoio è a rischio, il mercato prezza un possibile supply shock, cioè un’improvvisa carenza di offerta, e il premio al rischio si riflette sul greggio e, a cascata, su valute e inflazione.
Il dato di traffico lo conferma. Secondo i rilevamenti di MarineTraffic citati dalle fonti, tra il 4 e il 6 agosto 2026 hanno attraversato lo Stretto soltanto tra le 8 e le 15 navi al giorno, una frazione delle circa 130 giornaliere precedenti il conflitto. Meno navi significano meno greggio in movimento e più nervosismo sui prezzi. Per una panoramica completa si può consultare la voce enciclopedica sulla crisi dello Stretto di Hormuz del 2026.
Che cosa significa per chi osserva i mercati?
Qui arriva il punto che conta per noi. Un evento come lo stallo dello Stretto di Hormuz muove il petrolio, ma anche l’intero ecosistema dei mercati: in fasi simili cresce la domanda di beni rifugio e sale la volatilità su indici e valute. Chi opera sui cambi sa che le correlazioni tra oro e dollaro possono cambiare in fretta, e che le decisioni delle banche centrali risentono di un caro-petrolio prolungato.
Per un approccio di tipo trend following la lezione è netta: eventi geopolitici così non si prevedono. Nessuno può sapere se e quando l’accordo tra Stati Uniti e Iran verrà ricucito, né dove chiuderà il greggio. Per questo non cerchiamo di indovinare l’esito, ma di seguire i movimenti con disciplina, riducendo l’esposizione quando la volatilità esplode e lasciando che sia il trend a confermarsi. È la stessa gestione del rischio che applicheremmo a qualsiasi notizia ad alto impatto: prima proteggere il capitale, poi ragionare.
Domande frequenti sullo Stretto di Hormuz
Che cos’è lo Stretto di Hormuz e perché è così importante?
È il braccio di mare che collega il Golfo Persico all’oceano Indiano, tra Iran e Oman. Conta perché da qui passa circa il 20% del petrolio scambiato nel mondo: è uno dei principali colli di bottiglia energetici del pianeta, e ogni minaccia alla sua navigabilità si riflette subito sui prezzi del greggio.
Perché è saltato l’accordo USA-Iran di giugno?
Il memorandum firmato il 17 giugno 2026 prevedeva la riapertura dello Stretto e la fine del blocco navale, ma Stati Uniti e Iran non hanno trovato l’accordo su quali rotte le navi potessero usare. Senza intesa sulle rotte la riapertura è saltata, sono seguiti attacchi alle petroliere e, ad agosto, la reimposizione del blocco navale statunitense.
Quanto è salito il petrolio ad agosto 2026?
Tra il 10 e l’11 agosto 2026 il greggio ha guadagnato circa il 5%, secondo le fonti (CNBC): il WTI ha chiuso intorno agli 82 dollari al barile e il Brent intorno agli 88, il massimo da circa un mese. Sono valori riferiti a quei giorni e a una situazione in evoluzione, non previsioni sull’andamento futuro.
La crisi dello Stretto di Hormuz è finita?
No. Al 12 agosto 2026 lo Stretto di Hormuz è di nuovo in stallo: l’accordo di giugno è saltato, il blocco navale è stato reimposto e le trattative su rotte, sanzioni e riparazioni sono ancora aperte. È una situazione in evoluzione e i dati possono cambiare rapidamente.
Questo articolo è un consiglio di investimento?
No. Ha scopo esclusivamente informativo e formativo, racconta un evento di cronaca in corso e non contiene previsioni di prezzo né consigli operativi. Nessun contenuto di Trend Following Traders costituisce consulenza finanziaria.
Episodio del PODCAST in arrivo entro i prossimi giorni
I contenuti di questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e formativo e non costituiscono consulenza finanziaria né una previsione sull’andamento dei prezzi. I dati su prezzi, date, dichiarazioni e traffico navale si riferiscono alle fonti disponibili al 12 agosto 2026 e riguardano un evento in evoluzione: possono cambiare rapidamente. Il trading comporta un rischio concreto di perdita del capitale.
