Managed futures: il diversificatore del portafoglio
I managed futures sono strategie che operano in modo sistematico su un ampio spettro di futures globali — indici azionari, tassi, valute e materie prime — sia al rialzo sia al ribasso, e nel classico portafoglio di azioni e obbligazioni funzionano soprattutto come diversificatore: hanno storicamente una correlazione molto bassa con le altre classi e tendono a dare il meglio proprio quando i mercati vanno in stress. In questo articolo vediamo perché aggiungerli accanto ad azioni e bond può migliorare il profilo di rischio di un portafoglio, senza ripartire dalle basi del metodo (per quelle rimandiamo alla guida su come funziona il trend following). I dati che citiamo sono storici o tratti da ricerca: esempi illustrativi, non promesse né consigli di investimento.
Che cosa sono i managed futures?
Proprio perché seguono le tendenze in molti mercati e in entrambe le direzioni, il loro profilo di rendimento è diverso da quello di un portafoglio tradizionale. Non c’è una scommessa direzionale fissa: c’è un insieme di regole che si adatta a ciò che i mercati fanno. Questo li rende, secondo la ricerca di case come Fidelity e WisdomTree, un tassello utile per diversificare — un punto su cui torna anche la definizione di managed futures di Investopedia.
Perché i managed futures diversificano il portafoglio?
Vale la pena ricordare perché la diversificazione classica a volte delude. Nel portafoglio 60/40 si conta sul fatto che, quando le azioni scendono, le obbligazioni salgano. Ma la correlazione tra azioni e obbligazioni non è più sempre bassa nei momenti di stress: nel 2022, per esempio, azioni e bond sono scesi insieme. Un motore che funziona sia nei mercati in rialzo sia in quelli in ribasso — come i managed futures — aiuta proprio quando gli altri due pilastri si muovono nella stessa direzione sbagliata. Sul tema dei regimi e delle fasi di mercato abbiamo un approfondimento dedicato nei cicli di mercato.
Quando i managed futures danno il meglio?
Storicamente il loro alpha più forte arriva nei periodi di stress e di dislocazione dei mercati: è il fenomeno che la ricerca chiama crisis alpha. Quando parte un movimento ampio e prolungato — al rialzo o al ribasso — le strategie che seguono la tendenza tendono ad agganciarlo. Due esempi storici, spesso citati e ben datati: nel 2008, mentre l’azionario globale crollava, l’indice Barclay CTA chiuse l’anno in positivo (circa +14%); nel 2022, anno difficile sia per le azioni sia per i bond, l’SG Trend Index registrò circa +27%. Sono risultati passati di indici di settore, non promesse: i rendimenti futuri non sono in alcun modo garantiti, e questi stessi indici attraversano lunghe fasi negative.
Il rovescio della medaglia è onesto dirlo: fuori dai grandi trend i managed futures possono attraversare drawdown lunghi e frustranti, con serie di piccole perdite in attesa che una tendenza si sviluppi. È lo stesso profilo asimmetrico del trend following — perdite piccole, profitti rari ma potenzialmente ampi — e va governato con la stessa gestione del rischio che applichiamo a qualsiasi strategia.
Come cambiano un portafoglio 60/40?
Quali allocazioni suggerisce la ricerca?
Qui servono cautela e chiarezza: le percentuali che seguono sono esempi illustrativi tratti dalla ricerca, non consigli di portafoglio. In un regime di bassa correlazione tra azioni e obbligazioni, alcuni studi mostrano un 60/40 che diventa 55/35/10 — cioè un 10% destinato ai managed futures. In un regime di alta correlazione, in cui azioni e bond tendono a muoversi insieme, la stessa ricerca ipotizza un peso maggiore, per esempio 55/25/20 (un 20% in managed futures). Sono scenari di studio: l’allocazione giusta dipende da obiettivi, orizzonte e tolleranza al rischio di ciascuno, e va costruita con un metodo — è il terreno del money management.
Cosa capire prima di usare i managed futures?
L’angolo della casa è netto: i managed futures sono un tassello di gestione del rischio e diversificazione, non una scommessa da inseguire per i rendimenti dei loro anni migliori. Vanno capiti prima di essere usati — come funzionano, perché attraversano lunghi drawdown, che ruolo hanno accanto ad azioni e obbligazioni. Chi vuole approfondire la logica sistematica che c’è sotto trova il quadro completo nel nostro pillar sul trend following e nelle guide su gestione del rischio e money management. Il resto è ricerca, disciplina e la consapevolezza che nessun diversificatore elimina il rischio: al massimo lo ridistribuisce.
Domande frequenti sui managed futures
Che cosa sono i managed futures?
Sono strategie di gestione sistematica — spesso CTA e basate sul trend following — che operano su un ampio spettro di futures globali (indici, tassi, valute, materie prime), sia al rialzo sia al ribasso. Seguono le tendenze in atto anziché prevedere i mercati, e per questo il loro profilo di rendimento è diverso da quello di azioni e obbligazioni.
Perché i managed futures hanno una bassa correlazione con le azioni?
Perché non seguono una direzione fissa: guadagnano o perdono in base alle tendenze di molti mercati diversi, in entrambe le direzioni. Secondo la ricerca (Fidelity, WisdomTree, Morningstar) la correlazione media storica con le azioni è intorno a 0,05 e con le obbligazioni investment-grade tra circa 0,10 e 0,20. È questa indipendenza a renderli un diversificatore.
Quanto allocare in managed futures?
Non esiste una risposta valida per tutti, e questo articolo non fornisce consigli. A titolo di esempio, la ricerca cita allocazioni intorno al 10% in un regime di bassa correlazione (un 60/40 che diventa 55/35/10) e fino al 20% in un regime di alta correlazione (55/25/20). Sono esempi illustrativi: la scelta dipende da obiettivi, orizzonte e tolleranza al rischio personali.
I managed futures riducono i drawdown di un portafoglio?
Storicamente, anche un’allocazione modesta ha ridotto volatilità e drawdown del classico 60/40 e migliorato il rendimento corretto per il rischio, grazie alla bassa correlazione e alla capacità di lavorare sia al rialzo sia al ribasso. È un dato di ricerca sul passato, non una garanzia: fuori dai grandi trend gli stessi managed futures attraversano lunghe fasi negative.
Questo articolo è un consiglio di investimento?
No. È un contenuto informativo e formativo. Le cifre citate (correlazioni, +14% del Barclay CTA nel 2008, +27% dell’SG Trend Index nel 2022) sono dati storici o di ricerca, e le allocazioni sono esempi illustrativi, non raccomandazioni. I risultati passati non garantiscono quelli futuri e il trading comporta un rischio concreto di perdita.
I contenuti di questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e formativo e non costituiscono consulenza finanziaria, sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento su singoli strumenti, fondi o allocazioni di portafoglio. Le cifre citate — le correlazioni storiche (circa 0,05 con le azioni, 0,10-0,20 con i bond), il +14% dell’indice Barclay CTA nel 2008 e il +27% dell’SG Trend Index nel 2022 — sono dati storici o tratti da ricerca (Fidelity, WisdomTree, Morningstar e altre fonti citate); le percentuali di allocazione (10-20% in managed futures) sono esempi illustrativi, non promesse: i risultati passati non garantiscono in alcun modo quelli futuri. I managed futures e il trend following comportano un rischio concreto di perdita del capitale e attraversano lunghi periodi di drawdown. Prima di qualsiasi decisione valuta la tua situazione e, se necessario, rivolgiti a un consulente abilitato.
