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Managed futures: il diversificatore del portafoglio

I managed futures sono strategie che operano in modo sistematico su un ampio spettro di futures globali — indici azionari, tassi, valute e materie prime — sia al rialzo sia al ribasso, e nel classico portafoglio di azioni e obbligazioni funzionano soprattutto come diversificatore: hanno storicamente una correlazione molto bassa con le altre classi e tendono a dare il meglio proprio quando i mercati vanno in stress. In questo articolo vediamo perché aggiungerli accanto ad azioni e bond può migliorare il profilo di rischio di un portafoglio, senza ripartire dalle basi del metodo (per quelle rimandiamo alla guida su come funziona il trend following). I dati che citiamo sono storici o tratti da ricerca: esempi illustrativi, non promesse né consigli di investimento.

Che cosa sono i managed futures?

Cosa sono i managed futures: strategie trend following su futures globali (indici, tassi, valute, materie prime), operative sia long sia short. I managed futures sono programmi di gestione — spesso classificati come CTA (Commodity Trading Advisor) e in larga parte basati sul trend following — che comprano e vendono contratti futures su mercati regolamentati di tutto il mondo. Lo spettro è ampio: indici azionari, tassi d’interesse, valute e materie prime. La caratteristica che li distingue da un fondo tradizionale è la capacità di andare sia long sia short: possono guadagnare quando un mercato sale e quando scende, seguendo la tendenza in atto invece di provare a prevederla. È lo stesso impianto sistematico che raccontiamo nel pillar sul trend following e, sul lato della costruzione delle regole, nella guida al trading quantitativo.

Proprio perché seguono le tendenze in molti mercati e in entrambe le direzioni, il loro profilo di rendimento è diverso da quello di un portafoglio tradizionale. Non c’è una scommessa direzionale fissa: c’è un insieme di regole che si adatta a ciò che i mercati fanno. Questo li rende, secondo la ricerca di case come Fidelity e WisdomTree, un tassello utile per diversificare — un punto su cui torna anche la definizione di managed futures di Investopedia.

Perché i managed futures diversificano il portafoglio?

La bassa correlazione dei managed futures: circa 0,05 con le azioni, 0,10-0,20 con i bond, con anni di forza storica come il 2008 e il 2022. La ragione è la bassa correlazione. Secondo la ricerca (Fidelity, WisdomTree, Morningstar), i managed futures hanno storicamente una correlazione media molto bassa con le azioni — intorno a 0,05 — e compresa tra circa 0,10 e 0,20 con le obbligazioni investment-grade; con alcune altre classi la correlazione è stata bassa o addirittura negativa in certi periodi. Una correlazione vicina a zero significa che il loro andamento non segue quello dell’azionario: quando le azioni soffrono, i managed futures non sono legati allo stesso destino. È proprio questa indipendenza a renderli un diversificatore efficace, più di quanto lo siano due classi che tendono a muoversi insieme.

Vale la pena ricordare perché la diversificazione classica a volte delude. Nel portafoglio 60/40 si conta sul fatto che, quando le azioni scendono, le obbligazioni salgano. Ma la correlazione tra azioni e obbligazioni non è più sempre bassa nei momenti di stress: nel 2022, per esempio, azioni e bond sono scesi insieme. Un motore che funziona sia nei mercati in rialzo sia in quelli in ribasso — come i managed futures — aiuta proprio quando gli altri due pilastri si muovono nella stessa direzione sbagliata. Sul tema dei regimi e delle fasi di mercato abbiamo un approfondimento dedicato nei cicli di mercato.

Quando i managed futures danno il meglio?

Storicamente il loro alpha più forte arriva nei periodi di stress e di dislocazione dei mercati: è il fenomeno che la ricerca chiama crisis alpha. Quando parte un movimento ampio e prolungato — al rialzo o al ribasso — le strategie che seguono la tendenza tendono ad agganciarlo. Due esempi storici, spesso citati e ben datati: nel 2008, mentre l’azionario globale crollava, l’indice Barclay CTA chiuse l’anno in positivo (circa +14%); nel 2022, anno difficile sia per le azioni sia per i bond, l’SG Trend Index registrò circa +27%. Sono risultati passati di indici di settore, non promesse: i rendimenti futuri non sono in alcun modo garantiti, e questi stessi indici attraversano lunghe fasi negative.

Il rovescio della medaglia è onesto dirlo: fuori dai grandi trend i managed futures possono attraversare drawdown lunghi e frustranti, con serie di piccole perdite in attesa che una tendenza si sviluppi. È lo stesso profilo asimmetrico del trend following — perdite piccole, profitti rari ma potenzialmente ampi — e va governato con la stessa gestione del rischio che applichiamo a qualsiasi strategia.

Come cambiano un portafoglio 60/40?

Il beneficio dei managed futures in un portafoglio 60/40: più diversificazione, meno drawdown ed esempi di allocazione tratti dalla ricerca. Il beneficio si misura sul portafoglio nel suo insieme, non sulla singola strategia. Secondo la ricerca, anche un’allocazione modesta in managed futures ha storicamente migliorato il rendimento corretto per il rischio e ridotto sia la volatilità sia i drawdown del classico 60/40. Il motivo è quello già visto: bassa correlazione e capacità di lavorare in entrambe le direzioni. Aggiungere un tassello che si muove in modo indipendente dagli altri due tende ad ammorbidire i cali complessivi del portafoglio, soprattutto quando azioni e obbligazioni scendono insieme. Non è una garanzia di guadagno: è un modo per rendere il percorso meno accidentato.

Quali allocazioni suggerisce la ricerca?

Qui servono cautela e chiarezza: le percentuali che seguono sono esempi illustrativi tratti dalla ricerca, non consigli di portafoglio. In un regime di bassa correlazione tra azioni e obbligazioni, alcuni studi mostrano un 60/40 che diventa 55/35/10 — cioè un 10% destinato ai managed futures. In un regime di alta correlazione, in cui azioni e bond tendono a muoversi insieme, la stessa ricerca ipotizza un peso maggiore, per esempio 55/25/20 (un 20% in managed futures). Sono scenari di studio: l’allocazione giusta dipende da obiettivi, orizzonte e tolleranza al rischio di ciascuno, e va costruita con un metodo — è il terreno del money management.

Cosa capire prima di usare i managed futures?

L’angolo della casa è netto: i managed futures sono un tassello di gestione del rischio e diversificazione, non una scommessa da inseguire per i rendimenti dei loro anni migliori. Vanno capiti prima di essere usati — come funzionano, perché attraversano lunghi drawdown, che ruolo hanno accanto ad azioni e obbligazioni. Chi vuole approfondire la logica sistematica che c’è sotto trova il quadro completo nel nostro pillar sul trend following e nelle guide su gestione del rischio e money management. Il resto è ricerca, disciplina e la consapevolezza che nessun diversificatore elimina il rischio: al massimo lo ridistribuisce.

Domande frequenti sui managed futures

Che cosa sono i managed futures?

Sono strategie di gestione sistematica — spesso CTA e basate sul trend following — che operano su un ampio spettro di futures globali (indici, tassi, valute, materie prime), sia al rialzo sia al ribasso. Seguono le tendenze in atto anziché prevedere i mercati, e per questo il loro profilo di rendimento è diverso da quello di azioni e obbligazioni.

Perché i managed futures hanno una bassa correlazione con le azioni?

Perché non seguono una direzione fissa: guadagnano o perdono in base alle tendenze di molti mercati diversi, in entrambe le direzioni. Secondo la ricerca (Fidelity, WisdomTree, Morningstar) la correlazione media storica con le azioni è intorno a 0,05 e con le obbligazioni investment-grade tra circa 0,10 e 0,20. È questa indipendenza a renderli un diversificatore.

Quanto allocare in managed futures?

Non esiste una risposta valida per tutti, e questo articolo non fornisce consigli. A titolo di esempio, la ricerca cita allocazioni intorno al 10% in un regime di bassa correlazione (un 60/40 che diventa 55/35/10) e fino al 20% in un regime di alta correlazione (55/25/20). Sono esempi illustrativi: la scelta dipende da obiettivi, orizzonte e tolleranza al rischio personali.

I managed futures riducono i drawdown di un portafoglio?

Storicamente, anche un’allocazione modesta ha ridotto volatilità e drawdown del classico 60/40 e migliorato il rendimento corretto per il rischio, grazie alla bassa correlazione e alla capacità di lavorare sia al rialzo sia al ribasso. È un dato di ricerca sul passato, non una garanzia: fuori dai grandi trend gli stessi managed futures attraversano lunghe fasi negative.

Questo articolo è un consiglio di investimento?

No. È un contenuto informativo e formativo. Le cifre citate (correlazioni, +14% del Barclay CTA nel 2008, +27% dell’SG Trend Index nel 2022) sono dati storici o di ricerca, e le allocazioni sono esempi illustrativi, non raccomandazioni. I risultati passati non garantiscono quelli futuri e il trading comporta un rischio concreto di perdita.


I contenuti di questo articolo hanno scopo esclusivamente informativo e formativo e non costituiscono consulenza finanziaria, sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento su singoli strumenti, fondi o allocazioni di portafoglio. Le cifre citate — le correlazioni storiche (circa 0,05 con le azioni, 0,10-0,20 con i bond), il +14% dell’indice Barclay CTA nel 2008 e il +27% dell’SG Trend Index nel 2022 — sono dati storici o tratti da ricerca (Fidelity, WisdomTree, Morningstar e altre fonti citate); le percentuali di allocazione (10-20% in managed futures) sono esempi illustrativi, non promesse: i risultati passati non garantiscono in alcun modo quelli futuri. I managed futures e il trend following comportano un rischio concreto di perdita del capitale e attraversano lunghi periodi di drawdown. Prima di qualsiasi decisione valuta la tua situazione e, se necessario, rivolgiti a un consulente abilitato.

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